XVI Polignano in Poesia, nu ndrattine mminze a la chiazze

In una intensa settimana musicale, nella serata di mercoledì scorso, 7 agosto, Polignano si è lasciata cullare dalla poesia nella piazzetta della Trinità. Certo, sarebbe stato più intenso assaporare i versi dei vari componimenti magistralmente interpretati dagli amici del Centro Culturale U Castarill senza gli echi del concomitante concerto di Clementino che aveva luogo in piazza Moro. Ma tant’è. Comunque mercoledì sera vi è stata la dimostrazione che per intrattenere il pubblico in una piazza non servono necessariamente cantanti in voga con le hit del momento, ma basta la poesia.

Ed ecco che per la XVI edizione di Polignano in Poesia, il Centro Culturale U Castarill presieduto dalla prof.ssa Nina Centrone ha presentato nu ndrattine mmninze a la chiazze. L’evento, patrocinato dal Comune di Polignano a mare e realizzato anche grazie alla fattiva collaborazione di Maria Pellegrini, ha dato spazio alle poesie sia in dialetto che in italiano.

Il pubblico in piazza Trinità

Gli autori pugliesi scelti sono stati interpretati da Maria Abbatepaolo, Onofrio Barnaba, Angela Carone, Annalisa De Russis, Noemi Fiume, Mario Maggiaretti, Adelaide Maiellaro, Marilù Martellotta, Vincenzo Pellegrini, Domenico Scagliusi,  Maria Simone, Erica Spilotro, Pasquale Zupo.

foto di gruppo

Ad intervallare i momenti poetici, poi, le immagini video curate da Giovanni Pedote in collaborazione con Michele Giannoccaro e le musiche a cura di Nicola Laricchiuta e Giorgia Leoci. A Roberto Perricone invece è stata affidata la conduzione e la direzione artistica. 

Tanto il pubblico e tanti gli applausi per la manifestazione de U’ Castarill, che tra gli interventi conclusivi ha visto la magistrale interpretazione di “Rapagnoughe” di Nicola d’Aprile da parte di Vincenzo Pellegrini.

Non sono mancati i ringraziamenti e i saluti di rito da parte della presidentessa del Centro Culturale Nina Centrone, che tra l’altro si è complimentata con il giovanissimo Mario Maggiaretti, che ha saputo reggere al dialetto, sapendolo esprimere. Sintomo questo di radici forti.

Perché non è semplice, soprattutto per i giovani, saper parlare e coltivare il dialetto come patrimonio culturale della propria terra. Per questo, affinché possa essere da esempio, pubblichiamo una breve nota di Vincenzo Pellegrini, che ripercorre l’inizio del suo viaggio nel mondo della poesia in vernacolo con il centro culturale U’ Castarill.

Ogni città, ogni paese, ha un patrimonio incredibile. Inestimabile. A volte, tutto da scoprire. Gli usi, i costumi, i personaggi, le tradizioni, i dialetti. E così, anche quest’anno, per la sedicesima volta “Polignano in Poesia”, ci ha regalato un tuffo nel passato, nel presente e perché no, anche nel futuro.

Sin da piccolo, quando dicevo il mio nome, mi ripetevano “Vincenzo m’è padre a me”, citazione di una celebre commedia napoletana, scritta da Eduardo Scarpetta. Non so se tutto inizia da lì, ma il dialetto per me diventa un mondo. Un mondo da scoprire. Quattordici anni fa, mia madre mi regala un libro di un autore contemporaneo, tutto in dialetto polignanese. Lo leggo. Lo divoro. Scopro parole nuove, che non conoscevo. Parole che a volte hanno un suono strano, curioso. E io ridevo.

Ancora oggi mi ritrovo spesso a guardare, curioso, anziani che parlano tra loro. Quasi non sento cosa dicono, non voglio intromettermi. È il come lo dicono che mi piace. Quei suoni, quelle melodie, quel modo di iniziare la frase, di concluderla. 

Quattordici anni fa, conosco Nina Centrone, la Presidente del Centro Culturale “U Castarill”, associazione che non senza sacrifici di molti dei suoi collaboratori organizza questa serata. Vado da lei e le dico che voglio leggere una poesia. In dialetto. Mi guarda. Non è convinta. Ma mi lascia provare. Mi consegna una poesia di Vito Cosimo Basile e mi lascia 10 minuti per impararla, per scoprirne le parole. 10 minuti dopo iniziò la mia avventura con questa manifestazione.  

Ed ogni anno, è poesia. Due ore che passano veloci, forse troppo, tra musica, immagini e testi sapientemente selezionati. Ogni anno si provano emozioni. Emozioni che non stancano. Scendo da palco e diventa un turbinio di facce soddisfatte. Contente. Molto mi vengono incontro. E nascono dialoghi su parole che non sentivano da tempo (quest’anno era la volta del verbo n’zerè, sposare) e su poesie che non sono state scelte ma che avrebbero voluto ascoltare (non vi preoccupate, l’anno prossimo sarete accontentati.)

“U Castarill” riesce a regalare da sedici anni ormai una serata che è storia. Nel vero senso della parola. Una serata che ormai è un fortino, una roccaforte posta a difesa del nostro dialetto, delle nostre tradizioni. 

Mi piace pensare che tra quarant’anni ci sarà ancora un arzillo vecchietto, seduto su una sedia davanti alla sua porta di casa. Guarderà un ragazzino che passerà di lì con una palla sotto il braccio. E con sguardo burbero, quasi di rimprovero, ma con un divertito sorriso sotto i baffi, gli chiederà: “Menì, a ci appartine???”

Alcune foto della XVI edizione di Polignano in Poesia

Autore dell'articolo: Redazione Radio Incontro