Santa Subito, il docufilm di Piva presentato a Polignano

Anche a Polignano è stato presentato il docufilm “Santa Subito”, un lavoro di Alessandro Piva incentrato sulla figura di Santa Scorese, adolescente barese uccisa a coltellate nel 1991 da uno stalker ossessivo. Un film che ha conquistato il pubblico dell’edizione 2019 della Festa del Cinema di Roma, vincendo il Premio Pubblico BNL.

La pellicola, che riprende una tragica vicenda di stalking e femminicidio, è stata proiettata al cinema Vignola ieri sera alla presenza di Anna Maria Montanaro (presidente del Centro Antiviolenza Safiya) e di Maria Pia Vigilante (presidente dell’associazione Giraffa Onlus). All’epoca dei fatti, tra l’altro, come ha spiegato Maria Pia Vigilante, i Centri antiviolenza in Puglia erano pochi e per lo più erano nati negli anni Novanta come centri di ascolto. Solo più tardi, anche a seguito delle evoluzioni normative nel settore, si è iniziato a parlare di veri e propri Centri Antiviolenza.

A distanza di diciotto anni dalla morte di Santa è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il delitto di atti persecutori (art. 612bis c.p.) per contrastare i fenomeni di stalking. Ma comunque ogni anno più di 55.000 donne si rivolgono ai Centri Antiviolenza.

Il film, “dedicato a chi deve sopravvivere”, racconta a trecento sessanta gradi la storia di Santa Scorese e di un’intera comunità, grazie alla sensibilità del regista Alessandro Piva ed al percorso di testimonianza che porta avanti da anni la sorella di Santa, Rosamaria Scorese. Presente anche lei alla presentazione ha dichiarato: “Nella storia di Santa ci sono in realtà due vittime. Una è Santa, vittima di una morte annunciata, perché ai tempi in cui tra il 1988 e il 1991 ci siamo rivolti allo Stato, attraverso gli organi di polizia, il tribunale etc. non siamo riusciti ad ottenere davvero nessuna protezione, considerando anche che nostro padre era un agente di pubblica sicurezza in servizio presso il tribunale di Bari. Quindi, la storia era nota a tutti ed era giusto, a questo punto, considerare, che Santa è la vittima di una morte annunciata. Ma in questa storia c’è un’altra vittima, ovviamente io questa cosa l’ho elaborata, ed è, proprio, l’assassino di Santa. Con questo non lo giustifichiamo ovviamente. Oggi diremmo che è uno stalker, all’epoca dicevamo che era un maniaco, un poveraccio. Perché l’assassino di Santa avrebbe dovuto essere una persona controllata e “protetta” dallo Stato, perché se aveva davvero una patologia psichiatrica, allora lo Stato doveva prendersene cura”.

Da sinistra Anna Maria Montanaro (presidente di Safiya) l’assessora Doriana Stoppa, Rosamaria Scorese (sorella di Santa) e Maria Pia Vigilante (presidente dell’ass. Giraffa Onlus)

Alla presentazione, inoltre, era presente l’assessora alle politiche sociali Doriana Stoppa che, oltre ai saluti istituzionali, ha voluto rivolgere un ringraziamento alle donne, ma anche a tutti gli uomini che – come in questo caso il regista – si occupano delle donne, sottolineando l’importanza del Centro Antiviolenza Safiya e di tutte le associazioni a sfondo sociale, le quali rappresentano un punto importante per ogni amministrazione.  

Il film, attraverso le testimonianze di familiari, amici, sacerdoti e vicini, tesse tutta la vita di Santa Scorese. Bella, solare, irrequieta, e con una forte vocazione cattolica. Infatti fece parte dell’Azione Cattolica, oltre ad aver prestato volontariato presso la Croce Rossa Italiana: non a caso Santa voleva diventare missionaria dopo aver terminato gli studi universitari. La giovane fu perseguitata per tre anni da uno stalker, un uomo incrociato per caso in ambienti parrocchiali. Nella sera del 15 marzo 1991 fu aggredita, davanti alla propria abitazione a Palo Del Colle, con 13 coltellate. “Sono giovane, non voglio morire”, diceva Santa durante la disperata corsa in ospedale, ma l’arteria polmonare era stata recisa e non c’è stato più nulla da fare. L’ultimo viaggio Santa l’ha fatto con un abito rosso, il colore del martirio.

La locandina

La vicenda di Santa, al di la del fato di cronaca, racchiude una testimonianza di fede profonda, documentata anche dal suo diario e da numerose testimonianze. Dopo sette anni dalla sua morte, nel 1998, la Diocesi di Bari-Bitonto ha dato avvio alla causa di beatificazione di Santa: la fase diocesana è stata convalidata il 14 aprile del 2000, per cui da allora è considerata Serva di Dio.  

Mentre dopo dieci anni di detenzione in un ospedale psichiatrico l’assassino di Santa è stato rimesso in libertà.

Silvana Algeo

Autore dell'articolo: Redazione Radio Incontro