“L’urlo di Gabriele” in scena a Conversano

Domenica scorsa presso la sede dell’associazione Con Loro, a Conversano, è andato in scena lo spettacolo “L’urlo di Gabriele”, interpretato dall’attrice Annaisa Locaputo e dal ventiduenne Gabriele Ramunni. Una rappresentazione che vuole costituire un chiaro messaggio per il pubblico: restare uomini con il prossimo.

Facciamo un passo indietro. In un mondo dove l’etichettare tutto sembra essere un atto necessario, anche a Gabriele, dopo aver vinto la sua battaglia contro un tumore al cervelletto, è stata affibbiata un’etichetta: quella di disabile. Ma lui in queste otto lettere ci sta stretto e dagli incontri con Annaisa Locaputo, nell’arco di alcuni mesi, nascono un racconto e poi un monologo. Gabriele affida il suo pensiero al sensibile ascolto e alla sorprendente capacità dell’attrice di interiorizzare tutte le sue emozioni e la sua rabbia. Verso la sua disabilità? No. Piuttosto verso chi ha i mezzi per essere fiore e invece è solo piccolo seme incolto, per citare la Locaputo che dello spettacolo è anche autrice.

Un momento della rappresentazione teatrale

A ben vedere nell’iniziale scambio di abiti tra i due protagonisti si svela quella che sarà l’impresa che si accingeranno a compiere. Il ritmo è incalzante e anche le brevi pause musicali non allentano la tensione, stringendo il pubblico sempre più in una morsa, controllato a vista dai protagonisti. Questa volta è vietato abbassare lo sguardo, è vietato cedere. Lo spazio scenico, un po’ compresso, gioca a loro favore amplificando l’intensità dei loro corpi, sempre perfettamente veri e ben inseriti all’interno di decisioni registiche che puntano all’essenzialità. Lo spettacolo non si pone come il manifesto della disabilità con la sua retorica dei pro e dei contro che fa tanto bene alle coscienze ma rende sempre più sole le famiglie. Al contrario si fa carico di riportare coraggiosamente l’attenzione dello spettatore sulla vita e sulla dignità di ogni singolo individuo, con la volontà di immedesimarsi in essa, per ritrovarsi. Il culmine lo si raggiunge quando i due protagonisti si fondono in uno solo: di questa prova non possiamo che complimentarci ulteriormente con l’attrice.

È necessario che da questo incontro ne nascano altri, è necessario che Gabriele, dotato di una naturale e preziosa presenza scenica, racconti ad un pubblico sempre più vasto le sue sensazioni a contatto con l’acqua e il suo essere un eroe che cade e si rialza senza piangere. È necessaria la generosità dei due protagonisti, alla vita come al teatro.  

Carmen Savino

Autore dell'articolo: Redazione Radio Incontro